La tassa più odiata
Questa tassa non s’ha da fare. E’ la conclusione a cui, secondo un commento pubblicato ieri sul Financial Times, stanno giungendo molti degli undici stati che hanno detto sì alla proposta della Commissione europea di istituire la Tobin tax, cioè la tassa sulle transazioni finanziarie, per raccogliere 30-35 miliardi annui e alimentare così un fondo per difendere le banche e per scoraggiare le “speculazioni che turbano i mercati”. Due obiettivi contraddittori. Questo è il peccato originale della Tobin tax che la rende sempre meno appetibile. Infatti, se essa scoraggiasse le transazioni finanziarie il suo gettito sarebbe molto minore. E insieme alle “indesiderabili speculazioni” verrebbero meno molte utili operazioni, come quelle di breve termine delle banche sul mercato secondario.
11 AGO 20

Questa tassa non s’ha da fare. E’ la conclusione a cui, secondo un commento pubblicato ieri sul Financial Times, stanno giungendo molti degli undici stati che hanno detto sì alla proposta della Commissione europea di istituire la Tobin tax, cioè la tassa sulle transazioni finanziarie, per raccogliere 30-35 miliardi annui e alimentare così un fondo per difendere le banche e per scoraggiare le “speculazioni che turbano i mercati”. Due obiettivi contraddittori. Questo è il peccato originale della Tobin tax che la rende sempre meno appetibile. Infatti, se essa scoraggiasse le transazioni finanziarie il suo gettito sarebbe molto minore. E insieme alle “indesiderabili speculazioni” verrebbero meno molte utili operazioni, come quelle di breve termine delle banche sul mercato secondario.
Un nuovo problema, in un periodo in cui il credito è già poco fluido. D’altra parte, le speculazioni al ribasso sui titoli pubblici, che erano fra le motivazioni per cui questa tassa era stata sostenuta, ora si sono molto diradate (senza bisogno di alcuna tassa sulle transazioni) a causa del fatto che la Banca centrale europea è intervenuta con massicce misure per garantire la sussistenza dell’euro mentre avveniva il consolidamento delle finanze pubbliche degli stati membri dell’Eurozona, che parevano correre un rischio di insolvenza. In particolare l’Italia dovrebbe uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Ciò ha anche dimostrato che le speculazioni sui titoli pubblici non erano la causa bensì l’effetto del rialzo dei tassi.
Tassare il termometro è dunque il modo peggiore per curare la malattia. Nella misura in cui darebbe un gettito, la tassa, colpendo la catena delle operazioni finanziarie, finirebbe con il trasferirsi sui risparmiatori e il suo importo (comunque inferiore ai 30 miliardi previsti) sarebbe pagato da loro. L’autore del commento sul quotidiano della City è il capo di Allianz Global, contraria alla Tobin tax, come altri gestori di fondi assicurativi e previdenziali (così come le associazioni finanziarie e bancarie italiane). Elizabeth Corley di Allianz osserva appunto che a subirne il peso sarebbero i risparmiatori, e in particolar modo i pensionati. Altri osservano che la tassa cadrebbe sui clienti delle banche (che non hanno bisogno di altri disincentivi). Bruxelles predica agli stati membri le virtù del mercato e non dovrebbe razzolare nei miti di chi le avversa.